Intervista con DAVIDE PERON: “UNA CALZA A SALIRE E UNA A SCENDERE” è il suo nuovo spettacolo teatrale

Il cantautore veneto Davide Peron partirà per la seconda parte del suo nuovo spettacolo teatrale ‘Una calza a salire e una a scendere’, dopo il grande successo ottenuto la scorsa stagione.  L’artista veneto, insieme alla moglie e nonché protagonista dello spettacolo Eleonora Fontana, ha realizzato uno spettacolo incentrato sulla Grande Guerra che racconta la storia di Maria Plotzer Mentil, la più celebre fra le portatrici carniche che portavano viveri e generi agli Alpini.

La Grande guerra – spiega Davide Peron – è roba lontana specialmente dove non è stata combattuta. Per questo va raccontata, tante e tante volte. La memoria non deve mai essere persa, mai. Se la perde, l’uomo non ha capito niente e questo fa male. Eppure, quanto facilmente dimentichiamo.

Nella vicenda di Maria Plozner sento forte il senso della fatica. Il dolore? Il dolore è altra cosa. Qui c’è il volersi rendere utili alla patria e ai propri uomini al fronte. E c’è una fatica oggi difficile, forse impossibile da comprendere. Ricordarle è un dovere, piangerle un onore.

INTERVISTA: DAVIDE PERON

Parliamo di te…

Tra le discipline artistiche ti sei accostato alla musica e al teatro, l’interesse verso entrambe è nato insieme o prima una e poi l’altra?

La musica ha sempre fatto parte della mi vita, sin da bambino. Col tempo è venuto naturale unire alla musica anche le parole, così ho potuto accostare alla musica la scrittura. Il teatro ha cominciato a far parte della mia vita quando ho conosciuto mia moglie che è attrice di professione. Essendo una coppia nella vita, il legame nell’arte è venuto di conseguenza.

Cantautore ed educatore pedagogista, qual è la connessione tra queste due professioni?

Io con la mia musica racconto quello che vivo e questo va di pari passo con l’essere educatore: per mia propensione personale sono portato ad avere attenzione dell’altro, ad occuparmi di chi si trova in difficoltà. Nell’altro ritrovo me stesso, mi riconosco. Di questo parlo nelle mie canzoni.

Da quanti anni collabori insieme a Eleonora Fontana, protagonista del tuo spettacolo teatrale nonché compagna di vita?

Non abbiamo iniziato subito a lavorare insieme. Abbiamo sempre pensato che l’arte debba venire naturalmente senza costrizioni. Ad ogni modo noi ci confrontiamo spesso su ciò che viviamo, sul modo di intendere la musica e il teatro. Quindi abbiamo unito le nostre arti quando abbiamo trovato un progetto che lo meritava. Quando abbiamo capito di aver qualcosa da poter esprimere insieme. 

Ora Parliamo della tua opera teatrale…

Iniziamo dal titolo “Una calza a salire e una a scendere” spiegaci il suo significato e legame con la trama dello spettacolo

Il titolo fa riferimento al fatto che le donne che accettarono volontariamente di fare le portatrici avevano a cuore, non solo il loro paese che decisero di aiutare mettendosi a disposizione per il trasporto di munizioni, bombe, medicinali ecc, ma tenevano a mente anche la famiglia che ogni mattina lasciavano a casa, i bambini, il bestiame. Per questo motivo, mentre percorrevano ore e ore di cammino per arrivare al fronte, non rimanevano “con le mani in mano” e lavoravano a maglia facendo la calza per i figli a casa.

Nelle storie raccontate sulla Grande Guerra è comune vedere rappresentate quelle delle vittime e quelle dei combattenti e tu hai voluto mettere in scena un’altra sfaccettatura dell’evento, la storia di Maria Plotzer Mentil, la più celebre fra le portatrici carniche che portavano viveri e generi agli Alpini. Come mai questa scelta?

Io e Eleonora ci siamo innamorati di questa storia grazie a Chiara D’ambros che ce l’ha fatta conoscere. Ci ha colpito la forza di questa donna, disposta a rischiare la vita per il suo paese, la dolcezza per i figli, il coraggio dimostrato nonostante le difficoltà. Ci siamo resi conto che l’apporto che le donne avevano dato alla prima guerra mondiale era così importante che non poteva non essere raccontato.

Quest’opera teatrale racconta un evento di un’epoca lontana alla nostra ma che nelle nostre memorie secondo le tue parole <<ricordarla è un dovere, piangerle un onore>>. Secondo te il significato della Grande Guerra sta coagulando in una serie di topoi banali?

Credo che un evento così forte come quello della prima guerra mondiale, abbia segnato così tanto le nostre vite, che ogni forma per raccontare ciò che è stato, sia una forma degna. La nostra è questa: usare ciò che sappiamo fare per dare voce ad una storia poco conosciuta.

Qual è il messaggio più importante che “Una calza a salire e scendere” vuole trasmettere agli spettatori di quest’opera teatrale?

Il messaggio più bello che noi ci abbiamo trovato dentro è il coraggio di andare avanti nonostante le difficoltà, nonostante il desiderio di riposo che si fa sentire dopo ore e ore di marcia anche sotto la neve, nonostante la paura di morire. Questa è la forza che ci hanno insegnato queste donne che hanno rischiato anche per noi.

Come ultima domanda voglio riprendere le parole che credo abbiano in parte ispirato alla creazione di quest’opera teatrale <<La Grande Guerra roba lontana specialmente dove non è stata combattuta>>. Nonostante La Grande Guerra sia stato un evento mondiale, in molte nazioni dove non è stata combattuta non viene raccontata, credi che spettacoli teatrali come il tuo siano l’eco di una storia che per portata e insegnamento meriti o meglio debba essere raccontata anche lì?

Ci siamo resi conto che la grande guerra sembra un racconto da leggere nei libri quando abbiamo portato lo spettacolo in giro per l’Italia. Finito lo spettacolo ci hanno ringraziato per aver dato voce a questa storia, dicendoci che per chi si trova lontano dai nostri monti, dalle nostre zone dove la guerra ha avuto luogo, la guerra è poco sentita, quasi fosse un racconto di qualcosa che non li riguarda. Questo ci sprona sempre di più a far conoscere la storia delle portatrici.

 

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