Intervista a Giordano Sangiorgi Patron del MEI Meeting Delle Etichette Indipendenti

Cari amici di All Music News, oggi è un bel giorno. Per me è un grande onore poter intervistare Giordano Sangiorgi, il patron del MEI, Meeting delle Etichette Indipendenti. Una persona che al telefono appare assolutamente semplice, ma piena di esperienza e conoscenza in ambito musicale, da poter trasferire con grande spitiro di condivisione a chi come me oggi ha avuto il piacere di ascoltarlo e usufruire del suo tempo per alcuni approfondimenti sulla sua attività e alcuni quesiti importanti, come portavoce di una intera categoria di scrittori di musica e parole.

Buongiorno Giordano. Il MEI è un evento imperdibile che ricordiamo svolgersi per due giorni a Faenza, città di riferimento ormai e che, tral’altro, risulta essere l’evento più importante legato alla musica emergente e autoprodotta italiana, ma non solo musica e concerti dal vivo, ma anche eventi legati ad alcuni importanti contest sul web, per non lasciar fuori prorpio nessuno. Ricordiamo, per citarne uno tra i tanti, il contest in collaborazione con il MAI (Movimento Artisti Indipendenti), amministrato direi “coraggiosamente” da Gina Rodia e Andrea Rana, di cui fanno parte molti addetti ai lavori e artisti autoprodotti, in questo caso anch’io. Ma, all’interno del MEI, troveremo anche degli importanti spazi legati alla letteratura, incontri, seminari, convegni, mostre ed esposizioni (quindi un vero e proprio EXPO’ degli operatori del settore musicale). Insomma, molti eventi di spessore all’interno di un grande evento, unico in Italia nel suo genere che da molti anni è al servizio degli artisti indipendenti, dagli esordi fino al raggiungimento di ambiti traguardi professionali e, di conseguenza, il successo. Un lavoro organizzativo e di gestione davvero impressionante, di cui lei si fa carico egregiamente, insieme ai suoi validi collaboratori. Il tutto accompagnato da valide sponsorizzazioni e la collaborazione attiva delle istituzioni pubbliche. Vuole raccontarci di come è nata questa splendida iniziativa e qual’è il suo obbiettivo culturale nella nostra società che per alcuni anni, se vogliamo dal 1995 circa in poi, non ha vissuto un momento musicale particolarmente brillante, entrando un po’ in crisi.                                 

«Nella prima metà degli anni novanta, ci siamo accorti che c’era una crescita esponenziale di produzioni indipendenti e dipubblico interessato, oltre le produzioni indipendenti musicali, anche a tutto ciò che gli ruotava intorno e quindi anche il merchandising che si diffondeva in maniera massiccia. Decidemmo così, di creare un appuntamento che avesse al centro la produzione indipendente, quindi i cd dell’epoca, ma all’epoca c’erano anche le cassette e i vinili e, intorno, realizzare un evento che valorizzasse appunto le produzioni indipendenti. Fu un successo poiché sdoganammo la musica indipendente facendola diventare, da musica da “sfigati” com’era considerata allora, una musica di serie alta e questo è uno dei motivi per i quali siamo veramente molto orgogliosi di questo lavoro. Il principio, è quello di focalizzare ogni anno l’attenzione su qelle che sono le nuove produzioni emergenti e indipendenti, quelle più piccole, slegate dai grandi capitali multinazionali e nazionali, dove un gruppo di artisti e produttori si mettono insieme con un proprio capitale per promuovere l’inedito e l’unicità del loro progetto e in qualche modo creare una piattaforma di contatto tra etichette, festival, promoters e, magari ogni anno, cercare di promuovere attraverso questo movimento, alcuni talenti nuovi che possano rinnovare il panorama musicale italiano, sicuramente in senso migliorativo dal punto di vita qualitativo»

Nel 2001 nasce Audiocoop, di cosa si tratta?

«Diciamo che nasce dall’intuizione di alcuni produttori discografici, Luca Fornari, Giapiero Bigazzi e  un altro gruppo dell’epoca. Insieme capiscono che, per poter incidere sulle scelte musicali del paese, bisogna essere presenti nei tavoli istituzionali creando questa associazione dei discografici indipendenti, l’Audiocoop appunto, oggi una società di collecting che si occupa di ripartire i diritti per i produttori, dando il suo contributo per sostenere la musica made in Italy. Da questo punto di vista, siamo riusciti a creare una realtà che ha svolto, svolge e svolgerà sicuramente un ruolo importante  nella promozione e nel dar valore al ruolo dei piccoli produttori indipendenti. Su questo, tral’altro, faremo un incontro molto importante il 30 settembre con la WIN, l’Associazione Mondiale dei Discografici Indipendenti, con la quale abbiamo portato avanti tante battaglie (tra cui quella fatta contro Youtube, per i suoi pagamenti irrisori). Saranno presenti anche altre associazioni e l’incontro sarà introdotto da Massimo Benini che è il presidente di Evolution»

Tra il 2011 e il 2012, il meritato successo e l’evoluzione della manifestazione, porta alla creazione di Supersound. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più in merito, Giordano.

«Si certo. Questo è uno slogan che abbiamo usato sotto il marchio del MEI per segnalare una svolta dove siamo passati dalla fiera al centro storico di Faenza, perchè abbiamo realizzato una manifestazione che è diventata parte integrante del centro cittadino e non più legata a un evento fieristico in quanto, il passaggio dal cd fisico alla musica online, ha in qualche modo resa meno necessaria la presenza fieristica»

La Rete dei Festival, è un prezioso contenitore per i più interessanti contest e premi del Paese, dando quindi spazio a migliaia di artisti. Vuoi darci qualche breve accenno ed eventualmente sapere anche come poter aderire?

«La Rete dei Festival, è stata creata per valorizzare i nuovi suoni della nuova musica, prodotti non solo dalle etichette ma anche dai festival. Infatti, ne coordina un centinaio e quest’anno presenterà, il 29 – 30 – 1 ottobre, nei due palchi rock della piazza del mercato e della piazza del duomo, i vincitori di un centinaio di festival per emergenti, provenienti da tutta Italia. Nell’area stadio della nostra città, invece, dove è collocato anhe lo street food, ci sarà la prima edizione di It-Folk, cioè il circuito dei festival folk italiani che hanno pensato un premio per le nuove generazioni folk. Il 90% dell’evento, è realizzato proprio grazie a questa rete di collaborazioni presenti in tutta Italia, senza il quale il MEI non sarebbe mai nato e cresciuto di importanza o visibilità negli anni. Una rete, tral’altro, aperta a nuove collaborzioni in rete per chi volesse richiedere di farne parte e aderire»

Cos’è l’associazione AIA (Artisti Italiani Associati) e qual’è il suo scopo associativo?

«E’ una realtà nata qualche anno fa, con la presidenza di Tommaso Zanello (in arte Piotta) che adesso ha lasciato il posto a Massimo Minotti, musicista Mantovano. E’ un’associazione che ha rappresentato gli artisti indipedenti all’interno del nuovo I.M.A.I.E. che è la collecting che si occupa di raccogliere i diritti degli artisti, musicisti, in termini di esecutori. Questo è un po’ il ruolo che le abbiamo dato, anche in rappresentanza di questo settore dei piccoli artisti emergenti. Oggi, il presidente Massimo Minotti, sta riorganizzando questa presenza»

Due importanti premi vengono assegnati al merito durante il grande evento, il Premio Italiano Musica Indipendente e il Premio Italiano Videoclip Indipendente, due tra i più importanti premi del settore musicale, all’interno dell’evento. Mi fa piacere leggere che la premiazione al teatro Mazzini sarà aperta dai vincitori dei più importanti premi per la musica italiana d’autore: Tamuna (Premio De André), Roberta Giallo (Premio Bindi), Pupi Di Surfaro (Premio Andrea Parodi), Sighanda (Premio Bianca D’Aponte), Giulia Mei (Premio Cesa), Mezzania (Premio Bertoli), Guido Maria Grillo (Premio Lauzi), Carmen Ferreri (Premio Luttazzi), Blindur (Premio Buscaglione), Rosmy (Premio Mia Martini). Insomma non manca proprio nulla Giordano. E’ un’iniziativa davvero interessante, desideriamo sapere a chi verranno assegnati per quest’anno i due premi e, soprattutto, il perchè della scelta?

«E infatti l’abbiamo chiamato “Premio dei premi”. Questi due premi sono gli unici della scena musicale indipendente in Italia e quest’anno se li accaparra tutti e due Brunori Sas, come migliore artista e anche con il videoclip “La verità”. Tral’altro, Brunori Sas, ha vinto anche la Indie Music Like che è il singolo più trasmesso nelle web radio del circuito del MEI durante l’anno. Possiamo dire che sia l’anno indipendente di Brunori ed è sicuramente meritatissimo perchè ha fatto un album di straordinaria portata e quindi sarà lui l’ospite di questa prima edizione del Premio dei premi che presenterà i dieci vincitori di dieci festival intitolati a cantautori scomparsi e quindi una bella rete, una bella vetrina, un bel momento veramente da non perdere con, in coclusione, il reading letterario di Gio Evan»

Vorrei chiederti, se non sono indiscreto, un tuo parere pesonale sulla musica degli ultimi 20 anni. Perchè l’impressione generale, a un certo punto degli anni 90, è di una forzata sterzata culturale su qualcosa che non ci appartiene poi più di tanto culturalmente, ma anche di una sorta di forte nostalgia della musica che piaceva e che a parere di affermati addetti al mondo della musica, continuerebbe a piacere ancora oggi al popolo italiano, magari con suoni all’avanguardia. Perchè bloccare questo meraviglioso flusso creativo inziato negli anni 70? Dai dati ufficiali, tral’altro, le indipendenti continuano a collezionare schiaccianti risultati rispetto a ciò che viene, se mi consenti, permesso in radio e o tv da molti anni al grande pubblico, con risultati ormai dubbi, a conferma di questa tesi del ritorno alla musica che piace agli italiani, insomma, da sempre. Tutti i grandi artisti storici della musica italiana, si sono ispirati alla musica straniera e lo sappiamo tutti, ma senza forzare mai, se vogliamo, con scimmiottamenti della stessa e, soprattutto, con la grande capacità di renderla fruibile al gusto popolare. Cos’è successo in tutti questi anni? Perchè dicono che oggi un Lucio Battisti, un Franco Battiato, un Lucio Dalla, un Fabrizio De Andrè, non verrebbero fuori? Ho l’impressione che per gli italiani non sarebbe affatto una cattiva notizia rispetto, per esempio…ad altro, per non voler scendere nello specifico. Che pensiero hai sviluppato in merito a questa situazione di scontento generale?

In vent’anni, gli scenari sono cambiati talmente cambiati che raccontarli sarebbe una cosa lunga e complessa, comprendo comunque e sono d’accordo in parte. E’ anche una questione di suoni si, noi siamo nati nell’era del sax che ormai è uno strumento totalmente obsoleto, commercialmente parlando per le produzioni per intenderci. Se lo racconti a un quindicenne, probabilmente sono pochi a conoscerne l’esistenza o ad ascoltarlo eppure, quando siamo nati noi con il MEI, il sax era al top della sua diffusione e questo può significare, per fare un esempio banale, di quanto ci siano stati dei cambiamenti  epocali e radicali ogni quattro o cinque anni. Pensiamo per esempio al boom dell’mp3 nei primi anni del 2000 che oramai è un oggetto vintage, l’avvento di Myspace nel 2005, poi definitivamente morto nel giro di qualche tempo; dall’avvento di facebook, alla nascita, boom e morte del modello iTunes con iPad e iPod che non vendono più perchè il downloading non ha più mercato, pensiamo all’avvento di Spotify e oggi dello streaming che è quello che sta funzionando e Youtube che ha ucciso le tv musicali. In vent’anni, quindi, ti ho enunciato sette/otto evoluzioni che sono state alcune grandi rivoluzioni nel campo della musica, ma ce ne sono state anche altre e si fa davvero fatica a raccontare cos’è accaduto in vent’anni. Ti posso dire comunque che è aumentato il peso delle produzioni indipendenti che oggi raggiungono il 30% del mercato, ma che siamo anche di fronte a un mercato multinazionale globale, Youtube lo rappresenta  in tutto e per tutto, dove si investe in qualche centinaio di artisti che vendono in tutto il mondo mentre, le produzioni nazionali, se si vogliono ottenere, sviluppare e far crescere, sono sempre più in mano agli indipendenti.

Dal punto di vista della crescita e lo sviluppo di progetti originali, inediti e innovativi, oggi è cambiato il mercato. Un tempo, c’era la possibilità di poter sviluppare un artista, attraverso due o tre progetti nel corso di alcuni anni. Oggi tutto si è accorciato e queste sono leggi di mercato che, in qualche modo ci sovrastano, e quindi è necessario che un investimento fatto su un artista rientri nell’anno stesso o al massimo in due, attraverso la riproduzione online. Penso a Youtube e a quanto potrebbe dare di più se ci fosse un concorrente e quindi poter pagare di più gli artisti e poi penso ai live. Quindi, diciamo che oggi magari non è detto che non si possa trovare un nuovo Battisti, perchè magari lo si può trovare anche al primo colpo, più che altro è difficile sviluppare una tendenza, se uno ce l’ha e non viene pubblicizzato e promosso a dovere, questo è sicuro. Va detto che oggi ci troviamo di fronte a dei dati incoraggianti e un panorama musicale che inizia a rinnovarsi e a trovare finalmente spazio per artisti nuovi che in qualche modo si rifanno ad artisti del periodo precedente e non c’è nulla di male, anzi, ma con delle proposte originali e innovative che ci permettono di dire che abbiamo una produzione made in Italy interessante e i nomi ci sono, chi vince quest’anno lo rappresenta, ma anche coloro che hanno presenziato al MEI negli anni addietro»

Questa, invece, è una domanda legata a un quesito che molti cantautori che per scelta, dopo aver studiato e fatto gavetta per anni sul palco, hanno deciso di iniziare ad autoprodursi in età matura (per intenderci, dai 35 anni in su). Spesso ci si sente dire che oltre i 35 anni in Italia sei fuori, i discografici ti considerano improponibile, ma Francesco Gabbani, per esempio, è un dato in contro corrente e non solo lui. Una tale affermazione suonerebbe, proprio per stare in tema, abbastanza incauta considerando proprio i risultati incoraggianti del mercato indipendente e la risposta del pubblico e per chi pensa a un percorso meritocratico fatto anche di curriculm, gavetta, studio, insomma in poche parole meritocrazia, come in tutti i settori lavorativi. Se davvero esperienza, curriculum e gavetta, in Italia, non contassero più, sarebbe un disastro culturale in tutti i settori. Ma poi, per quale strano motivo un cantautore non potrebbe prendersi del tempo e decidere di uscir fuori pubblicamente in età più consapevole, sentendosi pronto per il mercato editoriale musicale, risultando anch’egli un emergente? Qui si parla di bella musica, non di altro. Nei vari concorsi, nelle interviste, nell’impegno per la musica emergente, si parla solo di giovani e di limiti all’età, come anche per l’accesso a Sanremo, per fare un esempio calzante in mezzo ai tanti. Approfittiamo di questa intervista, girando il quesito a lei Giordano e alla sua lungimirante esperienza nel settore, fino ad oggi. Sembra che non si voglia affrontare questo discorso, in generale per portare avanti un discorso di massificazione della musica. Per fortuna le indipendenti incoraggiano il contrario e sconfessano un falso dato che non risulta essere più un’eccezione alla regola, già da qualche anno.

Guarda, sono convinto che se hai delle cose da dire, oggi più che mai, il mercato indipendente dimostra di essere meritocratico. Se tu hai qualcosa da dire, te le produci, le metti online, ci lavori su con costanza e fai i live, il pubblico risponde e  non ha motivo di non farlo. Negli anni, ho visto crescere progetti che erano stati realizzati con fatica e con le sole proprie forze. Poi è anche vero ed evidente che per esplodere, e qui parlo di boom nazionale e di uno che va nelle top delle playlist, c’è l’intervento del marketing e importani collaborazioni con altre case discografiche più grosse che sposano il progetto, produzioni live più importanti e spesso, perchè no, anche multinazionali, quindi l’indipendete che piace e collabora poi con le multinazionali. Però, mi viene da dire anche che, escluse tutta una serie di operazioni di marketing abbastanza sfacciate, soprattutto nell’ambito del talent che poi durano molto meno, mi sembra di vedere che il mercato inizia ad essere meritocratico. In ambito rap, per esempio, escono artisti come Ghali che un anno fa era totalmente sconosciuto e sta venendo fuori benissimo; è emerso un artista come Motta, da solo con le sue mani,  attraverso una sua produzione, ma anche in altri campi potrei illustrare altri esempi. Poi, è logico che se inizi ad avere una grande spinta promozionale  in radio, sui social, partecipazione ad alcuni festival importanti o un buon curriculum biografico, è chiaro che puoi ambire a entrare tra gli artisti top. Se hai qualcosa da dire e hai la costanza di lavorarci, se credi nel tuo mondo musicale, puoi sicuramente emergere dalla massa degli artisti sconosciuti. C’è una cosa da capire, il produttore per come lo conoscevamo non esiste più, non gira più tra i locali, oggi basta collegarsi sul pc per andare in giro e dare un’occhiata. Oggi, specialmente all’inizio, uno è produttore di se stesso, aggiornarsi sulle modalità di pubblicizzazione e promozione  di se stesso, della propria identità musicale e farsi conoscere dal pubblico, attraverso i canali più frequentati nella rete. A questo punto, quando tu hai un curriculum interessante e piaci, un produttore di rilievo maggiore si può fare vivo e interessarsi per metter su una collaborazione, che non deve assolutamente snaturare la tua realtà e il tuo progetto, ma deve esserne al servizio, valorizzandolo ulteriormente con strumenti, tecnologie, musicisti di valore, laddove sia possibile. Queste sono le tappe obbligtorie e i processi virtuosi che si mettono in moto per un successo duraturo e che sono esattamente l’opposto del modello proposto dal talent televisivo. E’ un lavoro di formazione continua, non solo musicale. Per quanto riguarda l’età, non dimentichiamoci che Camilleri, ha scritto e venduto Montalbano in età assolutamente matura, quindi, ci terrei a sfatare questi miti. I concorsi sono un’altra cosa ancora poi, c’è da lavorare sicuramente per il meglio, per ritornare alla qualità e, a mio avviso, stiamo imboccando la strada giusta finalmente.

Ne so qualcosa perchè ho fatto qualche apparizione spontanea in Montalbano, a proposito di curriculum (si sorride insieme). Vorrei salutarla e ringraziarla in prima persona, essendo io un cantautore diciamo emergente in “età matura” (io ho 39 anni e direi anche con serenità, visto che prima ho dedicato gli anni allo studio e alla maturazione sul palco), dicevo grazie per tutte le preziose informazioni che ci ha fornito in questa intervista, del suo impegno e il suo grande lavoro in prima persona, per gli emergenti e per la musica autoprodotta in crescita esponenziale e, sicuramente, per il suo contributo alla musica possibile e la grande esperienza che ha messo, in tutti questi anni, a disposizione di chi volesse avvicinarsi al concetto di musica, professionalità e successo. Grazie, a nome di tutti coloro che credono ancora nella musica. Come di mia abitudine, le chiedo di salutare i nostri lettori con un messaggio rivolto alla musica e a chi trova difficoltà a emergere, ma si impegna da anni perchè ciò possa avvenire, a prescindere poi dal risultato finale che è un incognita per qualsiasi professionista di settore. Cedo a lei quindi il saluto finale.

Con grande piacere, certo. Il messaggio è per i musicisti che credono nei loro progetti, di continuare a portarli avanti ogni giorno, con umiltà, con passione, con il sacrificio, la competenza, lavorando per crescere, giorno per giorno, aver pazienza e non puntare a fare il botto immediatamente, come qualche falsa credenza spinge a pensare purtroppo, tra i corridoi di questo settore.

Il team di lavoro di All Music News, rivolgendo un saluto speciale e caloroso al nostro affezionato pubblico di lettori, vuole inoltre ricordare che, sul sito internet del MEI, www.meiweb.it, si possono trovare un mondo di informazioni relative a concorsi, recensioni, master, mostre e molto altro ancora.

Porgo personalmente un sentito saluto a tutti i lettori di All Music News. Alla prossima intervista e, per chiudere con una celebre frase di uno splendido brano di Franco Battiato, uno che di musica e di vita ne mastica e ne ha mastiata tanta:

«Niente è come sembra, niente è come appare…perchè niente è reale».

Mirko Marsiglia

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